Fatturazione elettronica: i correttivi

Oltre dieci milioni i documenti di fatturazione elettronica gestiti finora dal Sistema di Interscambio, ma non mancano i problemi: nodi da sciogliere e richieste. La fattura elettronica per il progetto di Agenda Digitale è l’unico successo del Governo per digitalizzare aziende e pubbliche amministrazioni (anche perché gli altri non sono ancora partiti). Eppure, sulla fattura elettronica c’è ancora lavoro da fare soprattutto nodi da sciogliere tra aziende e PA.

I problemi da risolvere:

CIG e CUP
In generale, aziende e amministrazioni si scontrano ancora su cosa scrivere nella fattura. Le seconde chiedono “personalizzazioni” di vario tipo, nel testo o nelle modalità di invio. Una pratica comune è chiedere di compilare i campi CIG e CUP (Codice unico di progetto, Codice identificativo gara). Le amministrazioni notano che è obbligatorio compilarli, per legge. Sono campi necessari per tracciare la spesa della PA. Rifiutano quindi le fatture che li hanno in bianco. Le aziende obiettano però che una fattura può essere rifiutata solo se fiscalmente non corretta e che CIG e CUP impattano sull’esigibilità della fattura, non sul suo valore fiscale.

 

Allegati
Altre personalizzazioni richieste sono meno giustificabili: per esempio, di allegare un file fattura in pdf o persino una copia cartacea. È probabile che lo richiedano le amministrazioni dove la gestione della fattura avviene ancora a mano per mancata integrazione dei sistemi. È quanto avviene ancora, purtroppo, nella maggioranza dei Comuni e possiamo considerarlo, di per sé, uno dei principali problemi da risolvere. In quei casi la gestione della fattura elettronica comporta un surplus di lavoro, nelle amministrazioni, rispetto a quella cartacea. È un problema complesso da affrontare, per altro, dato che gli Enti Locali sono autonomi e l’Agenzia non gli può imporre di investire nell’integrazione sistemi informatici.

 

Un po’ di cifre
Si può dire che i dati che riguardano l’obbligo di fattura elettronica sono positivi e in continuo miglioramento. Dal 6 giugno 2014 (data di avvio dell’obbligo per Ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza) al 30 giugno, sono state oltre 10.200.000 le fatture elettroniche gestite dal Sistema di Interscambio (SdI) nazionale, che riceve tutte le fatture e le smista alle amministrazioni. A giugno sono aumentati del 5% i file fattura ricevuti e tuttavia c’è stato anche il valore di scarti più basso in assoluto, da parte del SdI (che controlla solo la correttezza formale della fattura: l’accettazione o eventuale rifiuto da parte della PA è un passaggio successivo).

Questo ci dice che la macchina funziona e regge il carico. Ma è il contesto intorno alla rivoluzione della e-fattura che deve ancora andare a regime, come dimostrano quei problemi ancora da risolvere. E sono lo specchio di una Italia che deve ancora sposare, nel profondo, le logiche e le prerogative del Digitale. Bisognerà aspettare il compimento dell’Agenda – non prima del 2020 – per dichiarare vinta questa partita.


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